Responsabilità dello Stato per la durata irragionevole dei processi

La ragionevole durata del processo è uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto.

Il diritto della persona ad una ragionevole durata del processo è un diritto comunitariamente e costituzionalmente garantito (artt. 6, paragrafo 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nota come “CEDU”, 47, 2° comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e 111 Cost.).

Il legislatore italiano, con la nota legge Pinto (L. 24 marzo 2001 n. 89), ha recepito con notevole ritardo le istanze comunitarie ed ha espressamente disciplinato il risarcimento del danno per la irragionevole durata del processo.

Il legislatore italiano, in particolare, ha previsto che:
– chi ha subìto un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della CEDU sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione, ha diritto ad una equa riparazione;
– si considera rispettato il termine ragionevole se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado e di un anno nel giudizio di legittimità;
– si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni.

La persona fisica o giuridica che ha partecipato ad un processo che ha avuto una durata irragionevole e, cioè, superiore a quella massima prevista sia dalla giurisprudenza comunitaria che dalla normativa italiana ha diritto al risarcimento del danno.

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