Responsabilità del datore di lavoro per esposizione ad amianto e sostanze tossiche

L’amianto (o asbesto) è un insieme di minerali molto comune in natura ed una sua fibra è 1300 volte più sottile di un capello umano.

L’amianto – per le sue caratteristiche di resistenza, flessibilità, versatilità, resistenza al fuoco e al calore, assorbimento del rumore – è stato utilizzato in molti processi industriali a partire dalla fine del 1800.

L’amianto è stato utilizzato in modo massiccio in Italia soprattutto tra gli anni ‘50 e la fine degli anni ’70 del secolo scorso per la:
– costruzione di edifici sotto forma di composito fibro-cementizio (noto anche con il nome commerciale Eternit) ed in particolare per realizzare tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie, ecc.;
– coibentazione di edifici, tetti, treni, autobus, navi, ecc.;
– costruzione di veicoli ed in particolare per realizzare parti meccaniche, materiali d’attrito per freni, guarnizioni, ecc.;
– fabbricazione di elettrodomestici;
– fabbricazione dei cassoni dell’acqua e ripiani di fondo dei forni per la panificazione;
– fabbricazione di corde, plastica e cartoni;
– realizzazione di vernici;
– realizzazione di tute dei vigili del fuoco.

La consapevolezza sociale della nocività e pericolosità delle polveri di amianto per la salute dell’uomo è nota:
– in Europa fin dalla fine del 1800 (M. Auribalt, Bulletin d’inspection du Travail, Paris, 1906, 14, 120-132; Her Majesty’s stationery Office: Annual Report of the Chief Inspector of Factories and Workshop for the year 1898, London, H.M.S.O., 1890, parte II, 171 e 172);
– in Italia fin dall’inizio del secolo scorso (l’art. 29, tabella B, n. 12 R.D. 14 giugno 1909 n. 442 – che ha approvato il regolamento per il T.U. della legge per il lavoro delle donne e dei fanciulli – ha incluso la filatura e tessitura dell’amianto tra i lavori insalubri o pericolosi nei quali l’applicazione delle donne minorenni e dei fanciulli è stata vietata o sottoposta a speciali cautele, con una specifica previsione dei locali ove non era assicurato il pronto allontanamento del pulviscolo).

Con il passare degli anni studi scientifici ed epidemiologici hanno dimostrato la nocività e pericolosità delle polveri di amianto per la salute dell’uomo.

Tali studi hanno dimostrato che le inalazioni di polveri contenenti fibre d’amianto – anche a seguito di esposizioni brevi o di limitata entità – possono causare gravi patologie quali l’asbestosi, tumori della pleura (mesotelioma pleurico) e il carcinoma polmonare.

L’utilizzo dell’amianto ha mietuto così tantissime vittime e, ciò nonostante, è stato definitivamente vietato soltanto all’inizio del secolo con la L. 27 marzo 2002 n. 257.

Nonostante l’attuale divieto normativo l’amianto, a tutt’oggi, non solo è rimasto in circolazione ma continua a mietere tantissime vittime a causa delle mancate (o degli inescusabili ritardi nelle) operazioni di bonifica dei siti contaminati.

Recenti studi scientifici ed epidemiologici hanno sostenuto che nei prossimi 15 anni ci sarà un forte incremento delle malattie amianto-correlate e dei decessi ad esse correlate.

Il lavoratore che ha contratto una malattia amianto-correlata ha diritto ad ottenere, oltre al riconoscimento dei benefici previdenziali (indennizzo INAIL), anche il risarcimento del danno dal soggetto responsabile (datore di lavoro/azienda) che al tempo dell’esposizione avrebbe dovuto garantire la sua salute.

In caso di gravi menomazioni del lavoratore a seguito della malattia amianto-correlata anche i suoi familiari hanno diritto ad ottenere il risarcimento del danno.

In caso di decesso del lavoratore a causa della malattia amianto-correlata i suoi familiari hanno diritto ad ottenere il risarcimento del danno per la malattia ed il decesso del congiunto.

Per ottenere il risarcimento il lavoratore-creditore dovrà dimostrare:
– il rapporto di lavoro;
– l’esposizione qualificata all’amianto sui luoghi di lavoro e, cioè, quella astrattamente idonea a determinare il processo patologico;
– l’omissione del datore di lavoro nell’adottare le misure di protezione idonee a salvaguardare la salute dei lavoratori ed a garantire la salubrità degli ambienti di lavoro al fine di prevenire danni da amianto.

Il datore di lavoro-debitore, per sottrarsi alla responsabilità, dovrà dimostrare di aver adottato tutte le misure per tutelare la salute del lavoratore.

Lo Studio legale Liguori & Liguori offre con successo consulenza, assistenza e difesa su tutto il territorio nazionale sia alle vittime dell’amianto e sostanze tossiche a causa di esposizioni sul lavoro o ambientali ed ai loro congiunti, sia ai datori di lavoro orientandoli ed indirizzandoli nella selva di norme ed orientamenti giurisprudenziali.