VINCENZO LIGUORI

La sua “formazione sportiva” prosegue con il Rugby: nel 2008, all’età di 17 anni, complice anche l’esigenza di dare sfogo alla sua indole a tratti impetuosa, entra nella squadra under 19 della Partenope Rugby (allenatori: Corrado Lanna e Nicola Messina) disputando il campionato italiano giovanile nella massima categoria nazionale élite, nel ruolo di terza linea (flanker, n.7);

L’anno successivo (2009), giovane promessa, diventa capitano della medesima giovanile (allenatori: il nazionale Crescenzo Vitelli, Gino Licciardi e Pasquale Capozzoli) nella quale solo un anno prima era entrato a far parte come “matricola” e con la quale vince, nello stesso anno, la Coppa Campania.

Pochi giorni dopo il compimento della maggiore età esordisce in serie B con la prima squadra della Partenope Rugby giocando, da qui in poi, per quasi quattro stagioni tutte le partite in prima linea, nel ruolo di tallonatore (hooker, n. 2), giocando per 80 minuti a partita, senza sostituzione in panchina, per un totale di circa 70 partite, diventando il più giovane titolare “di ruolo” della squadra.

In quegli anni la Partenope Rugby, da poco retrocessa in serie B dalla serie A, prova a riconquistare la massima serie per quattro stagioni con una squadra giovanissima, arrivando spesso a sfiorarla ma senza mai afferrarla. In quegli anni la Partenope è allenata (fino al 2012) prima dai francersi Guy Pardies e Michelle Morlas, poi dagli argentini Eduardo Quetglas e Alejandro Eschoyez, infine dai beneventani Antonio Fragnito ed Ezio Fallarino.

Nel 2012, a 21 anni, è costretto ad abbandonare il Rugby e ad interrompere gli studi universitari per dedicarsi all’attività di imprenditore.

Dopo quasi tre anni di inattività agonistica dovuta ai pressanti impegni lavorativi – durante i quali si cimenta a livello dilettantistico nelle mixed martial arts (MMA), disputando qualche incontro non ufficiale – nella stagione 2015-2016, all’età di 25 anni, arriva un’inaspettata telefonata: a chiamarlo è l’ex nazionale italiano ed ex campione d’Italia Danilo di Tota, suo mentore negli anni della Partenope Rugby e veterano del Rugby giocato, il quale gli chiede di tornare in campo per far parte della nuova compagine dell’Amatori Napoli Rugby, da sempre considerata la seconda squadra di Napoli sia per storia che per risultati, di cui Di Tota è appena diventato allenatore insieme a Mario Gargano e ad Eugenio “Geggè” Mele, altre due glorie del Rugby italiano degli anni ‘90.

Detto fatto, accetta la sfida: nel 2016 si rimette in forma e dopo circa un mese torna in campo per giocare le ultime decisivissime 5 partite del campionato di serie C (serie in cui milita in quel momento l’Amatori Napoli) da titolare, nel ruolo di pilone destro (tight head prop, n. 3), conquistando in un rush finale la promozione in serie B con 5 vittorie su 5.

l’anno successivo (2017), oramai legato alla sua nuova squadra, continua l’avventura con l’Amatori Napoli Rugby, per affrontare la sfida nel campionato di serie B, categoria appena conquistata.

dopo una stagione memorabile, vince con la neopromossa Amatori Napoli Rugby quasi tutte le partite del campionato, con una compagine formata da soli giovanissimi atleti napoletani (circostanza atipica nel Rugby moderno) due record indiscussi ed ancora imbattuti:

  • il titolo di squadra con la miglior difesa del campionato italiano di serie B, per il minor numero di punti subiti nell’intera stagione;
  • il titolo di squadra più a lungo imbattuta in casa, il cui record precedente apparteneva alla Partenope Rugby del lontano 1966, anno in cui vinse lo scudetto;

Al termine di una combattutissima stagione, ottiene con l’Amatori Napoli Rugby il più inaspettato dei risultati: la qualificazione ai play-off per l’accesso alla serie A.

Durante la partita di andata dei play-off, al termine del primo tempo, si infortuna gravemente subendo una lesione al legamento crociato posteriore sinistro, di cui inizia ad avvertire i primi fastidi durante la corsa; ciononostante resta in campo per altri dieci minuti (la voglia di vincere e la foga, come spesso accade in questi casi, sopisce qualsiasi dolore), prima di essere costretto ad uscire per le evidenti difficoltà nel proseguire la partita. Dopo una vera e propria battaglia in cui tutti i giocatori hanno venduto cara la pelle, dinanzi agli oltre 2.000 tifosi accorsi per l’evento (la città di Napoli non vanta squadre in serie A dal lontano 2007), l’Amatori Napoli cede sul finale contro i più organizzati rivali torinesi, che conquistano meritatamente la serie A.