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PROPRIETÀ, CONDOMINIO E TUTELA PATRIMONIALE
IMPRESA, CONTRATTI E PIANIFICAZIONE FINANZIARIA
RISULTATI OTTENUTI
(Dal 2016 al 2022)

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VOLUME RISARCIMENTI OTTENUTI

558

MEDIA ANNUALE CASI RISOLTI
RISARCIMENTI RECORD

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Cosa si intende per Responsabilità Civile e Risarcimento Danni?

La responsabilità civile - a differenza di quella penale o amministrativa - può essere fatta valere solo attraverso l’iniziativa della parte danneggiata: lo Stato, cioè, in assenza di un’azione coltivata dal soggetto che ha subìto il danno, resta generalmente indifferente rispetto alla violazione delle norme di diritto privato che hanno dato origine alla lesione di quello specifico interesse del privato.

La responsabilità civile può originare sia da un atto illecito, sia dall’inadempimento di un’obbligazione scaturente da contratto o anche da qualunque altro fatto idoneo a produrre un vincolo negoziale tra le parti del rapporto obbligatorio.

L’intero sistema della responsabilità civile è finalizzato alla riparazione delle conseguenze dannose che l’illecito o l’inadempimento producono nella sfera giuridica del danneggiato.
Tale obiettivo viene perseguito attraverso il risarcimento del danno, strumento attraverso cui si realizza la funzione riparatoria del sistema della responsabilità civile.
Tale funzione mira a porre il soggetto danneggiato nelle medesime condizioni in cui si sarebbe trovato qualora non si fosse verificata la lesione, ciò attraverso la riparazione integrale del danno.

Chiunque leda un interesse giuridico di un altro soggetto, provocando a quest’ultimo un danno ingiusto, è tenuto a risarcirlo del pregiudizio arrecato.
Il risarcimento altro non è, dunque, che il rimedio posto dall’ordinamento per reintegrare il patrimonio del danneggiato e ricondurlo allo status in cui si troverebbe se non avesse subìto il danno.
Il risarcimento, per raggiungere quel ripristino della situazione precedente alla lesione cui è finalizzato, deve essere integrale, effettivo e proporzionale al pregiudizio subìto.

Questo avviene più facilmente in relazione alle conseguenze di carattere direttamente economico della lesione (danno patrimoniale), mentre in relazione ai danni di matrice non patrimoniale il risarcimento avviene solitamente “per equivalente”, cioè mediante l’attribuzione di un surrogato economico di quell’interesse leso che, nella maggior parte dei casi, non può essere integralmente ripristinato (si pensi al riconoscimento di un quantum economico commisurato alla lesione della propria salute, alle sofferenze fisiche e morali da ciò derivanti, alla lesione della propria autodeterminazione terapeutica, alla lesione della propria dignità e reputazione, ecc.).

In tali casi la funzione del risarcimento mira a procurare al titolare dell’interesse leso un equivalente economico che tenderà a ripristinare, in maniera più o meno satisfattoria, l’equivalente delle conseguenze non economiche determinate dal fatto lesivo/dannoso.
Ciò accade, ovviamente, in virtù dell’attitudine che il danaro ha a rappresentare e “sostituire” qualsiasi valore economico, rispecchiandone l’equivalente.

Proprio la difficoltà nell’individuare questa equivalenza tra l’interesse leso e la reintegrazione del patrimonio giuridico del soggetto danneggiato costituisce l’aspetto più delicato della materia.

Nella prassi il risarcimento per equivalente rappresenta la modalità di riparazione del danno più diffusa, ma ciò presuppone una valutazione della lesione che passa attraverso variabili e criteri consentanei alla determinazione della somma di danaro più congrua a compensare il danneggiato delle utilità perdute in conseguenza dell’evento dannoso.

La complessità e la molteplicità di princìpi e norme vigenti in materia rende sempre necessario avvalersi di specialisti della materia.

Avv. Vincenzo Liguori

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